Lorenzo Ornaghi

Lo scorso 11 novembre si è tenuta presso la Residenza Torleone di Bologna l’inaugurazione dell’Anno Accademico 2018/19: un momento di grande festa per i residenti e le loro famiglie e, allo stesso tempo, di profondo arricchimento culturale grazie alla prolusione del prof. Lorenzo Ornaghi, ex rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Ministro dei Beni Culturali del governo Monti dal 2011 al 2012, dal titolo Il ’68, cause e conseguenze di un sommovimento anomalo del Novecento.

Dopo un breve saluto del dott. Alberto Piazza, direttore della Residenza, e la consegna dei diplomi di JUMP a una decina di studenti che hanno concluso il ciclo triennale, il prof. Allodi, moderatore della conferenza, ha introdotto il tema dell’incontro, cedendo poi la parola al relatore.

“Sono stato da subito onorato dell’invito, anche se devo ammettere che il tema di per sé mi risulta scomodo.”, ha esordito il prof. Ornaghi, sottolineando il legame tra i moti del '68 e la propria esperienza universitaria: immatricolatosi infatti nel Novembre del ’67 alla facoltà di Scienze Politiche della Cattolica, ha vissuto sulla propria pelle tutta l’evoluzione della contestazione, da semplice rivolta verso l’autorità accademica per motivi di carattere ordinario – l’innalzamento delle tasse universitarie, la modifica dello statuto studentesco e così via - a contestazione generale della cultura di massa. “Ricordo quando per andare a lezione si doveva passare tra i poliziotti in lotta con i manifestanti in occupazione, non sono stati tempi facili e sicuramente non ne ho un ricordo positivo. Per questo temo di dare un’analisi viziata dalla mia esperienza personale, ma proverò ad essere quanto più imparziale possibile mettendo a fuoco alcuni punti per me fondamentali.”. La prolusione si è incentrata principalmente sull’analisi dei moti in rapporto alla Chiesa Cattolica e a come questa abbia reagito alle questioni che il '68 ha sollevato, su tutte la crescente secolarizzazione dell'Europa. " Se si pensa al '68, inevitabilmente si evidenzia la straordinaria capacità di diffusione che lo ha caratterizzato e al desiderio tra i protagonisti dell'epoca di mettere in evidenza le lacerazioni e le iniquità sociali; negli Stati Uniti, ad esempio, si protestava per la guerra in Vietnam, ritenuta ingiusta ed insensata. Questa tendenza si è poi estesa ulteriormente, andando ad attaccare tutti i cardini della cosiddetta "industria culturale"; fu inevitabile, dunque, finire con il non riconoscere più alcuni dettami fino ad allora basilari nella società umana, su tutti l'idea di autorità.". La definizione di "sommovimento" è quindi da ricondursi al carattere prettamente narcisista e fine a se stesso della contestazione che, a differenza di tutti i moti precedenti, non puntò, secondo Ornaghi, a raggiungere un obiettivo quanto bensì a distruggere l'ordine costituito, ottenendo come risultato principale una sostanziale perdita di punti di riferimento di cui, prima di allora, nessuno aveva dubitato. "Ma quale è stata la posizione del Cattolicesimo davanti alla pericolosa deriva che si profilava?": questo è stato l'interrogativo basilare a cui si è tentato di dare una risposta nella prolusione. "Sostanzialmente la Chiesa ha sottovalutato ciò che stava accadendo, catalogandolo come una semplice protesta giovanile. Si pensi al caso della Cattolica stessa, dal cui collegio provenivano molti contestatori; l'unica soluzione presa fu quella di spostare il collegio in periferia, come a voler nascondere la polvere sotto il tappeto". Anziché affermarsi come istituzione che difendesse i valori che il '68 stava mirando a distruggere, la Chiesa ha così preferito aprirsi incondizionatamente alle tendenze che andavano affermandosi con la speranza di confrontarsi meglio con la realtà, finendo tuttavia senza selezionare in maniera oggettiva i contenuti e i valori da propugnare e diffondere. Le contestazioni sessantottine, in conclusione, sono state sostanzialmente una grande occasione persa da coloro che, di fronte all'inarrestabile processo di secolarizzazione dei costumi, dovevano farsi difensori della sfera del sacro.