Giuseppe Ghini

Docente di Slavistica – 13 novembre 2016

Inaugurazione dell’anno accademico: La Russia di Putin: minaccia o risorsa?

 

La prolusione che ha aperto l’inaugurazione del nuovo Anno Accademico 2016/2017 della Residenza Torleone prende spunto da una domanda proposta dal Prof. Ghini, docente di slavistica presso l’Università di Urbino: quanto c’è di vero nell’idea che, sotto l’influenza dei media, il mondo occidentale si è fatto della Russia?

Le nostre convinzioni appaiono sorrette da un castello di carta, la carta su cui articoli disinformati e disinformanti redigono articoli basandosi sulla voce prominente delle potenze mondiali, senza una ricerca delle fonti che il giornalismo richiederebbe. Molto spesso inoltre tutta la nostra conoscenza della Russia e della sua Storia è un’addizione di informazioni, non un sapere coltivato e maturato: poco sappiamo della sua cultura e delle faglie che ne hanno delineato il suo inserimento nel mondo moderno e il rapporto, spesso controverso, con gli stati limitrofi, come l’Ucraina. 

La realtà geolinguistica asiatico – europea è che nessuno stato contiene in sé una sola lingua  e nessuna lingua è tutta contenuta entro i confini di uno stato; questa premessa è la base da cui il Professor Ghini cerca di risolvere la tanto contestata annessione della Crimea alla Russia.

La tempesta dell’informazione, degli sciami digitali, influenzano continuamente la nostra visione del mondo e del suo dinamismo; scorgere il “faro della Verità” è sempre più arduo.

I dati statistici del 2014 rivelano come, ad esempio, la sicurezza interna negli ultimi anni in Russia sia notevolmente migliorata, e il numero di omicidi ogni centomila abitanti (circa otto), pur restando alto, sia diminuito rispetto al secolo scorso.

La principale repressione che ancora affligge la Russia è però la mancanza di libertà di stampa; all’interno del grande paese est-europeo si respira un’atmosfera soffocante e oppressiva che non lascia uscire dalle linee guida imposte dal potere. Anche se non così grave come i media riportano, la mortalità tra i giornalisti è abbastanza elevata.

Tornando però alla questione iniziale, cioè allo spirito conservatore della Russia putiniana e alle sue motivazioni, è utile rileggere l’intervista dell’ottobre scorso a A. J. Komov, Ambasciatore ONU del WFC, apparsa su la “Pravda”.

Komov afferma che Putin mira a salvaguardare e tutelare la famiglia in quanto istituzione dello stato. È la famiglia dai valori cristiani e tradizionali che il Presidente russo non vuole lasciar fagocitare dai disvalori della società occidentale moderna. La situazione del nucleo famigliare si rivela disastrosa nella Russia degli ultimi decenni, a causa sia del calo della natalità (che Putin ha cercato di risollevare con una forte campagna demografica) sia del “capitalismo selvaggio” che ha invaso e devastato la Russia tradizionale negli anni ’90. Svetlana Aleksievič riporta nelle sue opere gli anni terribili del capitalismo di fine novecento che ha sprofondato la società Russia tra le onde della fluidità, della frenesia e della smania di ricchezze e accumulazione, annientando i valori, le amicizie e la fiducia, elevando a divinità, sul modello dell’Occidente, il culto della “roba”.

La famiglia con i suoi valori ne è uscita distrutta: padri assenti, madri rifugiate nell’alcol, basso tasso di natalità, aborto dilagante, violenze verso i figli, oblio della tradizione… sono solo alcuni dei gravi fardelli che l’ondata europeizzante ha lasciato, al suo ritiro negli anni duemila, alla popolazione russa. Putin ha cercato di creare una rinascenza del patriottismo, delle tradizioni russe che associano linguisticamente il rosso al “bello” (красивый – красный).

Lo stile conservatore è rigido, severo, introspettivamente sigillato alle influenze dell’Occidente ma va comunque rispettato. Putin si è trovato di fronte a un bivio: aprire la Russia alle tendenze europee del nuovo millennio o guardare indietro, alla Russia dei valori e della tradizione. Quest’ultima era l’unica soluzione per sostituire alla fede politica ed economica degli anni ’90 , la Fede e la speranza nei valori della famiglia; una scelta non di Putin ma auspicata da tutto il paese.

Il dibattito è stato altrettanto pregnante e ricco di domande, incentrate soprattutto sulla scarsa affidabilità dei media giornalistici, l’oppressione e la scarsa libertà di stampa nella Russia putiniana e sulla storia e i risvolti dell’aborto in Russia.