Aurelio Luglio

Direttore Risorse Umane e Organizzazione, Fondazione Isabella Seràgnoli di Bologna – Lunedì 15 ottobre 2018

Dopo una laurea in Giurisprudenza e varie esperienze lavorative con crescenti responsabilità in Parke Davis/Warner Lambert, in Astra Pharmaceutical e in Philip Morris, nel 1999 intraprende una nuova ed ambiziosa sfida lavorativa e fonda “Jobline”, prima start-up italiana a pubblicizzare annunci lavorativi su internet, inglobata successivamente dalla multinazionale “Monster”; l’avventura, tuttavia, si rivela meno fortunata del previsto a causa delle turbolenze dei mercati azionari del settembre 2001, quando l’azienda americana decide di tagliare i fondi alla propria filiale italiana costringendo così Jobline alla chiusura.

Nel 2006 si ritrova ad affrontare la battaglia più grande della propria vita: una seria malattia che lo costringe per un lungo periodo a ridurre la propria attività. Ricopre poi il ruolo di direttore delle risorse umane dell’aeroporto Marconi di Bologna fino all’ottobre del 2015, quando passa alla direzione del medesimo reparto nella Fondazione Isabella Seragnoli, impegnata in molte attività no profit.

L’incontro ha idealmente seguito la “mappa delle emozioni” di Plutchik, psicologo statunitense che ha elaborato un modello secondo cui tutte le sensazioni vissute da una persona possono essere ricondotte a otto emozioni primarie: gioia, approvazione, paura, tristezza, sorpresa, rabbia, disgusto e attesa. Dalle domande dei presenti riguardo il legame tra queste emozioni e la propria esperienza, Luglio ha così illustrato le tappe principali del suo percorso personale e lavorativo, analizzando le sfide più ardue, le delusioni più cocenti e le gioie più grandi affrontate in 32 anni di attività professionale.

E’ importante sottolineare come, nonostante l’ospite abbia ricoperto per gran parte della propria carriera lo scomodo ruolo di responsabile delle risorse umane – trovandosi anche ad affrontare liquidazioni di massa come il già citato caso Jobline -, sia facile individuare un “filo comune” che lega e rende coerente tutto il suo operato: prima del lavoratore, dello stipendio e del profitto bisogna sempre ricordarsi che c’è l’uomo; non è vero, come spesso si consiglia, che non sia consigliabile avere relazioni personali con i propri collaboratori, è invece importante sempre guardare e rispettare le persone come tali e non come elementi meccanici del lavoro. Ogni persona ha un bagaglio personale unico, che incide sul proprio lavoro in maniera inequivocabile e, in quest’ottica, il miglior investimento da fare rimane sempre quello sulle relazioni umane, perché, oltre a dare la maggiore soddisfazione, è anche quello che dura di più.